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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1496. Li Tesorieri

 

Tra ttanti tesorieri, padron Titta,
c’hanno in bocca l’onore e lo sparaggno,
povere casse! le vedo e le piaggno
e nnun ze sa a cchi ddàjje la man dritta.

 

Qualunque che ne viè, cqui annamo ar baggno
pe le dojje1 e la Cammera è ppiú gguitta.2
Nun ciamanca3 pellurtima sconfitta
c’a la zecca sce4 bbattino lo staggno.

 

Ggni tesoriere caccia fora un banno
pieno de mari e mmonti; e intanto, amico,
chi jjavanza, riscode5 anno penanno.6

 

Lòro soli cquelli ar fin der gioco
che ffanno goffo,7 per proverbio antico
che pparla de la lesca8 accantar foco.

 

31 marzo 1835

 




1 Andare al bagno per le doglie: cercar bene e trovar peggio.

2 In senso di povera.

3 Non ci manca.

4 Ci.

5 Riscuote.

6 Anno per anno: modo equivoco popolare, consistente nel giuoco della parola penando, che dalla plebe si pronunzia penanno.

7 Far goffo: tirar tutto.

8 Dell’esca.

 

 






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