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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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41. Campo vaccino

 

Sto cornacopio su le spalle a cquello
che vviè appresso a cquellantro che vva avanti,
c’ha ssei bbracci ppiú longhi, e ttutti quanti
tiengheno immezzo un braccio mezzanello;

 

quello è er gran Cannelabbro de Sdraello,
che Mmosè ffrabbicò cco ttanti e ttanti
idoli d’oro che ssu ddulionfanti
se portò vvia da Eggitto cor fratello.

 

nnun c’è ppiú sto Cannelabbro ar monno.
Per èsse, sc’è; ma nu lo gode un cane,
perché sta ggiù in ner fiume a ffonno a ffonno.

 

Lo vôi sapé lo vôi dov’arimane?
Viscino a pponte-rotto; e ssi lo vonno,
se tira pper un tozzo de pane.1

 

10 settembre 1830 - D’er medemo

 

 




1 Con poco dispendio. Allude al tentativo creduto di facile successo ed eseguito veramente negli anni scorsi per mezzo di una macchina. Molti azionisti rimasero ingannati e perdettero le loro somministrazioni.

 

 






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