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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1552. Una dimanna d’un Ziggnore

 

L’avé ar Monno ricchezze e pprencipati
va bbene, ma è ppiú mmejjo l’èsse dotti,
pe ttené ppronti llí, ccom’e ccazzotti
li su’ termini truschi e ariscercati.

 

Ecco, a Ttivoli, er duca Lancellotti
disse ar pranzo der Papa a dduprelati:
«Ha vvisto li fonticoli1 aridotti
a usanza de spasseggi alluminati?».

 

Er Papa ne fu ttanto perzuaso,
che llí per jje s’arimpose er vino,
e jjuscí ppe le natiche2 der naso.

 

Però3 cquanno un zziggnore è ppiccinino
pe ffa bbona figura in oggni caso
lo metteno a studià Ccisceroncino.

 

19 maggio 1835

 




1 I due cunicoli, aperti a traverso d’una roccia, onde divergere il corso dell’Aniene dai luoghi che flagellava con soverchio impeto. Il Papa vi entrò a passeggiare, recatosi espressamente in que’ luoghi per ricrearsi fra le sue cure di stato.

2 Sinonimo ricercato di narici, che altrimenti sarebbe frosce.

3 Per questo motivo.

 

 






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