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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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43. Tempi vecchi e ttempi novi

 

Ar zutempo mi’ nonno m’aricconta
che nun c’ereno un cazzo bbagarini,1


se1a vedeva ggiucà co li quartini2
a ppiastrella, e a bbuscetta: e mmó sse2a sconta.

 

L’ova in piazza, s’aveveno a la conta
cento a ppavolo e ssenza li purcini:
la carne annava a ssedici cudrini2b
ar mascello, e ddua meno co la ggionta.

 

Er vino de castelli e dder contorno
era caro a un lustrino3 pe bbucale
e ottoncia a bboecco4 la paggnotta ar forno.

 

E mmó la carne, er pane, er vino, er zale,
e llaccidenti, creschenoggni ggiorno.
Ma ll’hai da vede che ffinisce male.

 

Roma, 25 agosto 1830 - De Peppe er tosto

 

 




1 Monopolisti di commestibili e altro.

1a Si.

2 Mezzo scudo d’argento. Dicesi anche quartino, perché un tempo correvano piccole monete d’oro da cinque paoli, che erano quarti di uno zecchino.

2a Si.

2b Quattrini: centesimi romani.

3 Grosso: moneta d’argento da cinque baiocchi.

4 Baiocco.

 

 






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