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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1602. Er tistimonio culàre1

 

Io stiede2 llí a ffumà ssu li scalini
de la locanna un par d’orette toste,3
e vvedde4 partí a ffuria5 pe le poste
er zegretario de Monzú Rreggnini.6

 

Oggi ho ssentito poi ch’ebbe le groste
pe vviaggio da una bbanna d’assassini,
che stanno apparecchiati a li confini
sempre come la tavola dell’oste.

 

Disce che cce perdé ppuro7 li pieghi.
Ma in questo parla bbene er locanniere:
«De le carte chi vvoi che sse ne freghi?».8

 

Eppoi, sai che ggran carte! Er Re de Francia
che mmanna ar Re de Napoli un curiere
pe ffajje accommidà9 ccerta bbilancia.10

 

28 agosto 1835

 




1 Oculare.

2 Stetti.

3 Un paio d’ore e più.

4 Vidi.

5 Partire in gran fretta.

6 Il conte Rigny, pari di Francia e ministro dalla marina di quel regno.

7 Pure.

8 Chi vuoi che se ne curi?

9 Per fargli accomodare, racconciare.

10 Bilancia politica delle potenze meridionali contro quelle del nord. Si pretese essere il ministro venuto in Italia, onde chiedere personalmente al Papa e al Re di Napoli la cessione dei porti di Civitavecchia e di Gaeta.

 

 






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