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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1607. Er dilettante de Ponte1

 

Viengheno: attenti: la funzione è llesta.2
Ecco cor collo iggnudo e ttrittichente
er prim’omo dell’opera, er pazziente,
l’asso a ccoppe, er ziggnore de la festa.

 

E ecco er professore che sse3 presta
a sserví da scirúsico a la ggente
pe ttré cquadrini,4 e a tutti ggentirmente
je cura er male der dolor de testa.

 

Ma nnò a mman manca, : llantro a mman dritta.
Quello ar ziconno posto è llajjutante.
La proscedenza aspetta a Mmastro Titta.5

 

Volete inzeggnà6 a mmé cchi ffà la capa?7
Io cqua nun manco mai: ffreguentante;
e er boia lo conosco com’er Papa.

 

29 agosto 1835

 




1 Per ponte, detto così assolutamente, intendesi il ponte S. Angiolo. La piazza sulla quale esso si apre è uno dei luoghi ove si eseguisce la giustizia contro i malfattori.

2 È vicina.

3 Si.

4 Molto ben pagato è il carnefice, ed in qualunque servizio del suo mestiere gode di varii e bei profitti. Si vuole però che l’atto della uccisione del paziente siagli pagato tre quattrini, cioè 3 centesimi della lira romana (il papetto), a dimostrare la viltà dell’opera.

5 Ogni carnefice è dai romani chiamato Mastro Titta.

6 Insegnare.

7 Capo, detto qui capa alla napolitana.

 

 






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