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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1613. Er conto tra ppadre e ffijjo1

 

Che? stammatina t’ho ddato uno scudo,
e ggià stasera nun ciài2 ppiú un quadrino?!
Rennéte3 conto, alò,4 ssor assassino:
cqua, pperch’io nu li zappo: io me li sudo.

 

: ttre ppavoli er pranzo: dua de vino
tra ggiorno; e cquesti ggià nnun ve l’escrudo.5
Avanti. Un grosso per modello ar nudo.
Bbe’: un antro6 ar teatrin de Cassandrino.

 

7 ssei pavoli. Eppoi? Mezzo testone
de sigari: un lustrino8 er pan der cane...
E er papetto c’avanza, sor cojjone?

 

, ppranz’e vvino ve l’ho mmesso in cima.
Dunque? Ah, l’hai speso per annà a pputtane.
Va bbene, via: potevi díllo9 prima.

 

30 agosto 1835

 




1 Narrasi che questo rendiconto, realmente seguisse un giorno fra il celebre pittore e plastificatore Pinelli e il suo figliuolo, indirizzato da lui alla sua stessa professione.

2 Non ci hai: non hai.

3 Rendete conto.

4 Andiamo.

5 Non ve gli escludo.

6 Un altro.

7 Sono.

8 Un grosso.

9 Dirlo.

 

 






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