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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1683. Er campo

 

E ar campo, e ar campo, e ssempre co sto campo
tutti quanti li santi ggiuveddí!
Nun zai che ar campo dar campà ar morí,
sscemunito che ssei, ce corre un lampo?

 

Dichi che le pavure io me le stampo?
Bbe’, mme le stampo, me le stampo, ;
ma ssi1 un giuvenco te addosso, di’,
chi tte difenne? indove trovi un scampo?

 

Cosa te servirà ttanta ruganza,
si(1) una vaccina co cquer par de penne
te viè a scrive2 una lettra3 ne la panza?

 

Da’ rretta a le parole de le vecchie.
Sentisse4 attorno quelle dufaccenne,5
fijjo, 6 bbrutte purce7 in ne l’orecchie.

 

27 settembre 1835

 




1 Se.

2 Ti viene a scrivere.

3 Lettera.

4 Sentirsi.

5 Quelle due faccende, que’ due ordigni: le corna insomma.

6 Sono.

7 Pulci.

 

 






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