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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1715. Er prete de la Contessa

 

Tra Vviterbo, Bbaggnaja, Vitorchiano,
Bbomarzo, Viggnanello e cquer contorno
lei sce stiede dumesi,1 e ar zuritorno
portò a Rroma un pretoccolo tarpano.2

 

Questo, per taffio3 e un pavoletto ar giorno
la serve da bbuffone e ccappellano,
e la diverte co le carte in mano
da doppo colazzione a mmezzoggiorno.

 

Ar tôcco4 in punto ha da passà in cappella,
méttese5 la pianeta e stà aspettanno6
er commido7 de lei su la pradella.8

 

Pòi figuratte9 quann’è stato un’ora
morennose10 de fame e sbavijjanno,
le segrete c’affibbia11 a la siggnora.

 

13 ottobre 1835

 




1 La padrona ci stette due mesi.

2 Rustico, goffo.

3 Per le cibarie.

4 A differenza de’ Toscani, che pel tocco intendono l’un’ora pomeridiana, i Romani vogliono dire il primo tocco della campana di mezzodì, poiché non contano essi le ore che di 24 in 24, da una ad un’altra avemaria.

5 Mettersi.

6 Stare aspettando.

7 Il comodo.

8 Predella.

9 Puoi figurarti.

10 Morendosi.

11 Che applica.

 

 






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