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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1733. L’Avocato Cola

 

Ma eh? Cquer povero Avocato Cola!
Da quarche ttempo ggià ssera ridotto
che ssí e nnò aveva la camìscia sotto,
e jje toccava a ggastigà la gola.

 

Ma ppiuttosto che ddí cquela parola
de carità, ppiuttosto che ffà er fiotto,1


se venné2 ttutto in zette mesi o otto,
for3 de l’onore e dd’una ssedia sola.

 

un scudo, un testone, un papetto,
se maggnò,4 ddisgrazziato!, a ppoc’a ppoco
vestiario, bbiancheria, mobbili e lletto.

 

E ffinarmente poi, su cquela ssedia,
senza pane, senz’acqua e ssenza foco,
ce serrò llocchi e cce morí ddinedia.5

 

8 novembre 1835

 




1 Piuttosto che andar lagnandosi.

2 Si vendette.

3 Fuor.

4 Si mangiò.

5 Così fu trovato l’avvocato Carlo Cola dopo alcuni giorni dacché non erasi più veduto.

 

 






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