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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1736. La lettrícia1

 

S’io fussi2 Re, ss’io fussi Imperatore,
s’io fussi Papa, voría fa3 una lègge,4
c’a la commedia indove quella legge5
nun ciavessi d’annà6 cchi avessi7 er core.

 

Disce: correggi. E ccosa vòi corregge,8
si9 è ttutto quanto un zacco10 de dolore?
Sangozzi,11 piaggnistèi, smanie, furore...
Nun ce s’arregge,12 via, nun ce s’arregge.

 

Ma la commedia nun zarebbe ggnente:
er peggio male13 è cquela prima donna,14
c’òpre bbocca e mmorite d’accidente.

 

È ttanta strazziavisscera15 costei,
ch’io me la pijjerebbe con zunonna16
c’ha ffatto la su’ madre pe ffà llei.17

 

12 novembre 1835

 




1 La Lettrice, dramma francese ridotto pel teatro italiano da Giacomo Ferretti.

2 S’io fossi.

3 Vorrei fare.

4 Il nome legge è dal volgo pronunciato con entrambe le e larghe.

5 Dove colei legge.

6 Non ci avesse da andare.

7 Chi avesse.

8 Vuoi correggere.

9 Se.

10 Sacco.

11 Singhiozzi.

12 Non ci si regge.

13 Il peggior male.

14 Amalia Bettini.

15 È tanto straziaviscere.

16 Con sua nonna.

17 Per far lei.

 

 






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