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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1737. Semo da capo

 

Currete, donne mie; currete, donne,
a ssentí la gran nova c’hanno detto:
c’a la Pedacchia, ar Monte, e accant’a gghetto
arïoprono l’occhi le Madonne.1

 

La prima nun ze sa,2 ma jjarisponne
quella puro de Bborgo e dde l’Archetto.
Dunque dateve, donne, un zercio3 in petto,
e ccominciate a ddí ccrielleisonne.

 

Oh ddio: che ssarà mmai starïuperta4
doppo trentasei anni e mmesi d’ozzio?
Bbattajje, caristie, rovina scerta.5

 

Se troveno6 però ccertindiscreti
che vvanno a bbisbijjà che sto negozzio
è un antro bbutteghino7 de li preti.

 

17 novembre 1835

 




1 Già nel tempo della repubblica francese in Roma fu creduto da infiniti fanatici di vedere le Madonne delle pubbliche vie aprir gli occhi, girarli, e versar lagrime. Nel 1835, avvicinandosi il colera al nostro Stato, alcuni o creduli o impostori cominciarono a sparger voce della rinnovazione di un tanto miracolo.

2 Non si sa.

3 Un selce.

4 Questo riaprimento.

5 Rovina certa.

6 Si trovano.

7 È un altro mezzo di traffico.

 

 






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