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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1752. [Er còllera mòribbus]

 

Pijji un grancio,1 Sciriàco,2 abbi pascenza.
A Rroma tanto,3 è inutile, per dia!4
Sc’è la bbeata Vergine Mmaria
e l’Angelo custode che cce penza.

 

Eppoi te vojjo ccapasce, senza
tante sciarle der cazzo. Er Casamia,
che nun è stato mai trovo5 in buscia,
di’, l’ariporta o nnò stappestilenza?

 

Ste raggione me pareno raggione.
E, a la peggio, te credi ch’er governo
nun pijji quarche ggran precavuzzione?

 

A bbon conto er decane de Der Drago6
disce che sse farà ’na priscissione;
e vvederai che ssinibbisce er lago.7

 

7 agosto 1835

 




1 Prendi un equivoco.

2 Ciriaco.

3 In quanto a Roma.

4 Per dia, invece di per dio: mezzo giuramento.

5 Trovato.

6 Il servitor decano del cardinale Del Drago.

7 Allagamento del Circo Agonale, che si usa in tutti i sabati e nelle domenichhe d’agosto. Si credeva che quella umidità potesse nuocere in simile circostanza; ma poi non fu il lago vietato.

 

 






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