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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1799. Er baliàtico de Ggiggio1

 

L’ha ssentito er zor Giachemo c’ha ddetto?
Je2 poteva parlà mmejjo un profeta?
Dunque sur pupo suo lei vivi3 quieta
come si4 llei se lo tienessi5 ar petto.

 

La stanzia è ggranne e nun è ffatta a ttetto:
er coso6 de la cúnnola è de seta...
Via, quer ciumaco7 sta, ssiggnora Teta,8
com’un fijjo de re, ccom’un papetto.

 

Bbast’a ddí ssi in che mmano s’aritrovi9
che infinamente10 un par11 de vetri rotti
stati ggiubbilati12 e mmessi novi.

 

Quanno sce 13 de mezzo ommini dotti,
sora commare mia, questo japprovi14
che quer che ffanno nun annà a ccazzotti.15

 

2 marzo 1836

 




1 Si allude al figlio di Giacomo Ferretti. Questi, di ritorno da Frascati, dove lasciò a balia il bambino, rassicurò la moglie con parole conformi a quelle dei versi.

2 Le.

3 Viva.

4 Se.

5 Tenesse.

6 Coso: parola di ogni significazione presso il volgo.

7 Nome accarezzativo.

8 Teresa.

9 Per mostrare in quali mani si ritrovi, basti il dire che, ecc.

10 Fino, sino.

11 Un paio.

12 Rimossi.

13 Ci sono.

14 Le provi.

15 Non può andar male.

 

 






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