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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1800. Ar zor abbate Montanella1

 

La ssenti la gran notizzia? Aspetti.
Dimenica ventuno de frebbaro
è nnato a ttredisciora, a ggiorno chiaro,
un pupetto ar zor Giachemo Ferretti.

 

Lei nun ffasse2 idea si cquanto è ccaro
co cquella bbocchettuccia e cquellocchietti,
e cquelle guance uguale3 a ccusscinetti,
e cquer culetto che ppare un callaro.4

 

Luneddí a ssera poi er zor Piovano,
tra un monno5 de confetti e dde ggelati,
lo chiamò Ggiggio6 e lo fesce cristiano.

 

Ce stati sonetti? Ce stati.
Chi ffu er compare? Er zor Giggio Cassciano.
E mmo er pupo che ffa? Zzinna7 a Ffrascati.

 

22 marzo 1836

 




1 Il dottissimo abate Montanelli, ex-religioso dell’ordine de’ predicatori. Gli fu spedito questo sonetto a Vienna.

2 Non può farsi.

3 Eguali.

4 Una caldaia.

5 Un mondo, una quantità grande.

6 Luigi.

7 Sta poppando.

 

 






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