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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1829. Le donne a mmessa

 

«Sposa,1 è bbona la messa?» «È bbona, è bbona».
«Bbe’, mmettémose2 cqua, ssora Terresa...».
«No, Ttota3 io vado via, che ggià ll’ho intesa».
«Bbellassateme4 dunque la corona».

 

«Sposa, fàteme sito». «Io me 5 ppresa
sto cantoncello pe la mi perzona».
«Dico fateve in , ssora minchiona:
che! ssete6 la padrona de la cchiesa?».

 

«E in che ddanno7 ste spinte?» «Io vojjo er loco
pe ssentí mmessa». «Annàtevelo a ttrova».8
«Presto, o mmommó vve fo vvedé un ber9 gioco».

 

«Oh gguardate che bbellimpertinenza!
Se10 sta in casa de Ddio e manco ggiova.
Tutti vonno campà dde propotenza».

 

30 marzo 1836

 




1 Il nome generico che si a qualunque donna incognita è quello di sposa. Questo vocabolo pronunciasi colla o stretta.

2 Mettiamoci.

3 Antonia.

4 Lasciatemi.

5 Mi sono.

6 Siete.

7 Che voglion dire.

8 Andatevelo a trovare.

9 Un bel.

10 Si.

 

 






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