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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1831. Er grosso a Bbervedé1

 

«Io un grosso, tu un grosso, quella un grosso,
e pperché sta vecchiaccia de San Zisto2
ha da avé avuto un pavolo, pe ccristo?
Pe li bbellocchi sui cor cerchio rosso

 

«Che! ssete sceca?3 Nu l’avete visto
ch’ero gravida?» «Tu, rrospa de fosso?!
Co cqueli quattro carnovali addosso?
E cchi tte porti in corpo? L’anticristo

 

«Zzitta llí, bbrutta serva de Pasquino.
Ggià ho ttrentunanno solo; eppoi, sorella,
oggni donna mméttese4 un cusscino».

 

«Quann’è cquesto eri gravida sicuro.
Dímmelo a ttempo, ché, ssibbè5 zzitella,
sta gravidanza la trovavo io puro».6

 

 30 marzo 1836

 




1 Nell’anniversario dell’incoronazione del Pontefice regnante, si dispensa un grosso di argento a tutti che vadano a prenderlo nella gran corte di Belvedere in Vaticano. Le donne incinte hanno doppia largizione.

2 Chiamasi di S. Sisto un ospizio pevecchi. Quindi alle persone molto annose dicesi vecchio o vecchia da S. Sisto.

3 Siete cieca?

4 Può mettersi.

5 Sebbene.

6 Pure.

 

 






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