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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1835. Er miserere de la Sittimana Santa



Ah ah ah! ssur miserere poi
Caro sor Giammaría, dite a l’ingresi
e a tutti li todeschi e li francesi
ste duparole ch’io ddico a voi.

 

Quelli chiccherichí1 cc’avete intesi
sopra er zicunnum maggna è un tibbidoi2
c’userà fforzi3 in nell’antri4 paesi,
si5 vvolete accusí, mma nnò da noi.

 

Sicunnum maggna! ma ccazzo! a sto monno
pe cquelli quattro essempi che sse védeno,6
maggna er primo, me pare, e nnò er ziconno.

 

Cosa viè7 poi? Manifestasti micchi;
e sti micchi chi ssò?8 Cquelli che ccredeno
a ste sciarle, ch’er boja se l’impicchi.

 

31 marzo 1836

 




1 Quei canti fioriti, gorgheggi, trilli, ecc.

2 È un nonsocché.

3 Forse.

4 Negli altri.

5 Se.

6 Si vedono.

7 Viene.

8 E chi sono questi micchi? Uomini semplici.

 

 






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