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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1850. L’ammalatìa de mi’ mojje

 

La cratura sta bbene, la cratura:
quer che ssia la cratura sta bbenone.
La madre è cquella che ffa ccompassione
sino ar medico stesso che la cura!

 

Antro1 che ttirature2 e convurzione!3
Ha un concorzo4 de sangue che jje dura
sin da quanno fu messo in prelatura
quer cazzaccio der fijjo der padrone.

 

È ppropio un male d’arrestacce5 astúpidi.
Cqua ssanguiggne locabbile,6 cqua nneve,
e cqua bbaggnimaría, cqua ssemicúpidi...7

 

È tutt’erba bbettonica, ziNena.8
Qua nun c’è antro che possi arisceve9
una grazzia de Santa Filomena.10

 

4 aprile 1836

 




1 Altro.

2 «Tirature», mal di nervi: parola che in Roma è nella bocca di tutti.

3 Convulsioni.

4 Un corso.

5 Da restarci.

6 Locali.

7 Semicupi.

8 È tutto un nulla, zia Maddalena.

9 Non c’è altro, fuorché possa ricevere.

10 Santa di nuova invenzione nelle catacombe.

 

 






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