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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1871. La commare

 

Indove? Ah sta commare, sta commare!...
Giudizzio, veh! bbadamo a nnoi, sor coso,
perché ccommare è un c ppiricoloso,
e ppò ssuccede1 quarche bbruttaffare.

 

Ggià cco ttutte ste visite, me pare
de vede storce e mmasticà2 lo sposo;3
e nun vorría,4 si5 ddiventa ggeloso,
che cciannàssi6 per aria er zor compare.

 

Lanzi bbalordi:7 se èsse8 amico
senza tanti ronneggi9 e ssenza tanti...
Abbasta, so bbe’ io cosa me dico.

 

, er zan Giuvanni,10 : ma ssai che ssanti11 che ssemo noi? Dunque nun zerve un fico
che mme te bbutti co le man’avanti.12

 

3 gennaio 1837

 




1 Succedere.

2 Storcere, masticare, fare mal viso, brusca cera.

3 Pronunzia la o stretta.

4 Vorrei.

5 Se.

6 Ci andasse.

7 Scuse magre, affettata semplicità.

8 Si può essere.

9 Ronneggi, giri in volta.

10 Il san Giovanni: il comparatico.

11 «Semplici», in senso ironico.

12 Buttarsi colle mani avanti per non cadere indietro: proverbio che vale: «addurre scuse troppo sollecite e inopportune».

 

 






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