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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1886. Er mercantino a Ccampo-de-fiore1

 

Cosa volévio?2 una rezzòla3 fina?
Peppe, cala quel mazzo. A vvoi, fijjola:
eccove cqua un brillante de rezzòla
che ppò pportalla in testa una reggina.

 

Aibbòo,4 nnun c’è ccottone, aibbò, sposina:
la mantengo pe ttutta capicciola.5
L’ultimo prezzo? Una parola sola;
e a ttanto l’ho vvennute stammatina.

 

Sentite, o la pijjate o la lassate,
faremo un scudo perché sséte6 voi.
Bbe’, ppss, vvenite cqua, ccosa me date?

 

Un quartino!7 è un ppoco, bbella mia.
Nun ze8 cambia moneta: sta ppiú a nnoi...
Abbasta, nun ve vojjo mannà vvia.

 

6 febbraio 1837

 




1 Campo de’ Fiori, una delle piazze di mercato.

2 Volevate.

3 Reticella da testa.

4 Oibò.

5 Bavella.

6 Siete.

7 Oggi è moneta di convenzione, e sta per cinque paoli. Una volta era una piccola moneta d’oro del valore di

8 Non si.

 

 






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