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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1895. Er nobbile de fresca data

 

Import’assai si1 ha ffatto er friggitore
e ssi1 è stato a la pietra in pescaria!
Er príffete2 è la vera siggnoria
chi ha cquadrini cquaggiú ssempre è un ziggnore.

 

Disce: «Ma a ccasa sua, sia che sse3 sia,
nun ce càpita un cane, e cce se4 more
de pizzichi».5 E cche ffa? Sto disonore
jintraviè ppe la su’ spilorceria.6

 

Lui cominci un po’ a spenne7 e a ddà da pranzo,
e ttroverà l’appartamento pieno;
e ssi vvò amichi n’averà d’avanzo.

 

Minestra, diesci piatti, cascio e ffrutti,
eppoi vedi la folla! Ar menar meno
li cardinali cianneríeno8 tutti.

 

20 febbraio 1837

 




1 Sono tanto.

1 Se.

2 Il danaro.

3 Si.

4 Ci si.

5 Di noia.

6 Avarizia, sordidezza.

7 Spendere.

8 Ci andrebbero.

 

 






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