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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1901. Li dilettanti del lotto

Sonetti 3

 

Ma ccasstrazzione!1 arrabbieli! saette!
Guasi sce ggiurería2 che sto scontento
o le mi’ palle nu le mette drento,
o cche le sa scanzà ssi cce le mette.

 

Giuco da un anno dua tre e ottantasette,
co la promessa amb’uno e terno scento:3
ciaffogo4 sempre er mi’ lustrin5 d’argento;
e cquanno sémo llí nnun vinco un ette.

 

Quattro nummeri drent’a la ventina!
Eppoi nun dite ccose accordate!
Dar capo viè la tiggna,6 Caterina.

 

Ecchele cqua: ccinquantaduggiucate
senza un nummero. Eppuro la cartina
cor terno scritto me la diede er frate!7

 

25 febbraio 1837

 




1 Che estrazione!

2 Ci giurerei.

3 La promessa è la indicazione, che si fa sulla schedola della giuocata, della cifra della vincita corrispondente al valor della posta. Ambo uno promette uno scudo: terno cento promette cento scudi: ma v’è poi l’augumento del venti per cento agli ambi e dell’ottanta ai terni.

4 Ci affogo.

5 Mezzo paolo.

6 Proverbio.

7 I frati, massimamente i francescani mendicanti, hanno grande riputazione di maghi.

 

 






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