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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1932. Li cavajjeri de la fame1

 

Bisoggna ch’er zor Papa e sti bbuffoni
der zuSagro Colleggio de somari
oggiggiorno nun abbino antri2 affari
che de venicce3 a rróppe4 li cojjoni.

 

Nu l’hai inteso, eh?, l’editto a li Chiavari5
su la pracca6 da dàsse7 a l’accattoni?
Che ssemo diventati? postijjoni?
sbirri, guardiecampestre, mannatari?!8

 

E pperché nu la metteno sta pracca
in petto a ttante nuvole de frati
che pponno questuvà ssenza patacca?

 

E pperché sto bber9 mobbile moderno
nun zapprica10 a li ladri appatentati
che sgrasseno11 pe cconto der Governo?

 

10 aprile 1837

 




1 Cioè i poveri autorizzati alla questua mercé la decorazione di una placca ellittica di ottone da portarsi in petto, sulla quale è improntata la leggenda di questuante in Roma. Ma poi questuano anche i non decorati, come in Roma deve accadere.

2 Altri.

3 Venirci.

4 Rompere.

5 Contrada di Roma.

6 Placca.

7 Darsi.

8 Inservienti delle confraternite, detti mandatari.

9 Bel.

10 Si applica.

11 Verbo derivato da grassatore o grassazione.

 

 






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