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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1950. Er campanone de Monte-scitorio

 

S’è ccrepato, fijjoli, er campanone
der tribbunale; e ddévenèsse1 stati
tutti li mappalà2 cche jj’ha mmannati3
chi ha aúto torto co l’avé rraggione.

 

E ccome sse chiamerà4 l’abbati
a sgrassà5 li crienti in quel macchione?
Come se sonerà nne le funzione
e nne li temporali scatenati?

 

Conzolateve, fijji: er tesoriere,
doppo avé bbestemmiato un mes’e mezzo,
a la fine ha cchiamato un der mestiere;

 

e jj’ha ddetto cor zolito su’ stile:
«Favorischi, sor ladro: ch’edè6 ir prezzo
pe rrifà la campana ar campanile?».7

 

5 giugno 1837

 




1 Debbono essere.

2 Imprecazioni, maledizioni.

3 Gli ha mandati.

4 Si chiamerà.

5 Sgrassare, corruzione di grassare, verbo formato da grassatore.

6 Che è: qual è.

7 Il profondo ministro dell’erario di S. Chiesa, monsignore Antonio Tosti, chiamato monsignor Telegrafo in grazia di due lunghe e irrequiete braccia, pretendeva che per riguardi economici si dovesse fondere la nuova campana sul campanile stesso, cosicché compiuto appena il processo della fusione, non mancasse che battezzare la campana, agitare il battaglio e suonare.

 

 






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