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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1960. Le vite

 

Che ddisce? pparlà cco Mmonziggnore?
Sor abbate mio caro, abbi1 pascenza,
Monziggnore per oggi nun udienza
manco venissi2 ggiú Nostro Siggnore.

 

Lui ’ggni sàbbito stà in circonferenza3
co Mmonzú Bbuzzarè4 lo stampatore,
pe ffà stampà le vite c’oggni utore5
se scrive6 pe ddà ggusto a SsuEccellenza.

 

Sto gusto lo sa llui cosa je costa;
perché, mmó cche lo sanno, spesso spesso
je spidischeno vite pe la posta.7

 

la massima è bbell’e stabbilita:
abbasta che ssii nato, ar monno adesso
chiunque more ha da lassà la vita.

 

28 ottobre 1837

 




1 Abbia.

2 Nemmeno se venisse.

3 In conferenza.

4 Boulzaler.

5 Autore.

6 Si scrive, da se stesso.

7 Ciò accade continuamente a monsignor Carlo Emmanuele Muzzarelli, uditore della S. R. Rota, il quale stimola quasi ogni italiano che maneggi una penna a scrivere la propria biografia. Morendo poi gli auto-istoriografi, egli ne va pubblicando le vite su tutti i giornali d’Italia. Nuova specie di mecenatismo.

 

 






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