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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1966. Perzona che lo ssapé

 

, ccom’è vverIddio nun te canzono.
In ne l’usscí1 ddar Zegretar-de-Stato2
oggi a dduingresi j’ha ddetto un prelato:
«S’accerti che le mmaschere sci suono».3

 

Sia ringrazziatIddio, sia ringrazziato!
Tutte stantre funzione io te le dono.
Io, pe mmé, nun c’è ar monno antro4 de bbono
che ggirà ppe le strade ammascherato.

 

Perché er Papa nun fa ccher carnovale
sii da San Stèfino ar ventotto ggiuggno
e da San Pietro poi fin’a Nnatale?

 

Avería da capí SsuSantità
c’a Rroma co la mmaschera sur gruggno5
ar meno se ddí la verità.6

 

17 gennaio 1838

 




1 Nell’uscire.

2 Segretario di Stato. Apocope usatissima dalla nostra plebe.

3 Ci sono. Modo pretensivo di parlar corretto.

4 Altro.

5 Sul volto.

6 Almeno si può dire.

 

 






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