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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1989. Una svista

 

Fu ppropio una disgrazzia: jassicuro
che mm’è ssuccesso senza corpa1 mia.
Eppoi, chiami er padron de l’ostaria
che jje ddí la verità llui puro.2

 

Io spasseggiavo for de Porta Pia,
e mme n’annavo accostaccosto ar muro:
anzi era tardi assai, e mme figuro
che stassi3 pe ssonà la vemmaria.

 

Viscin’all’oste inciampico4 in un torzo,
l’ariccojjo,5 eppoi ordino un bucale;6
dico: «Sor oste, se bbeve un zorzo?».7

 

Tratanto cor un atto scasuale8
tiraina torzatona a un cane còrzo9
e azzeccai ne la groppa a un cardinale.10

 

5 febbraio 1839

 




1 Colpa.

2 Pure.

3 Stasse.

4 Inciampo.

5 Lo raccolgo.

6 Un boccale.

7 Si può bere un sorso?

8 Casuale.

9 Còrso.

10 Fuori la Porta Pia, come luogo ameno e poco frequentato, amano i cardinali di scendere dai loro cocchi e passeggiare. Altrettanto fa il Papa.

 

 






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