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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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2149. La Tirnità de pellegrini1

 

Che ssò li pellegrini? vvassalli,2
pezzi-dira-de-ddio, girannoloni,
che vviaggeno cqua e llà ssenza cavalli
e cce viengheno a rroppe li cojjoni.3

 

E appena entreno a Rroma calli-calli4
co le lòro mozzette e li sbordoni,
ggna alloggialli, sfamalli, ssciacquettalli,5
come fússino lòro li padroni.

 

Ma sti bboni cristiani de Siggnori
che li serveno a ccena, ammascherati
da sguatteri, da cochi e sservitori,

 

je dicheno in ner core: «Strozza, strozza;6
ma gguai, domani, si li tu’ peccati
me te porteno avanti a la carrozza».

 

Giovedì santo 9 aprile 1846

 




1 Trinità, ecc. È una confraternita, composta di cittadini e di titolati d’ogni classe, i quali per istituto usano ospitalità a’ pellegrini.

2 Canaglia.

3 A disturbare.

4 Caldi caldi.

5 Qui si allude alla lavanda de’ piedi.

6 Mangia, mangia: ingolla, ingolla.

 

 






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