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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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62. Se ne va!

 

Co ’na scanzía1 nell’ughela,2 e co ttutte
le tonzíbbile3 frasciche4 ggiú in gola,
povera Checca!5 nun pparola
si jje la vôi caccià ccor gammautte.

 

Fa llocchi luschi,6 tiè le labbrassciutte,
ha ’na frebbe7 in dell’ossa che cconzola!8
Io però tremo de ’na cosa sola,
c’oggi j’ho vvisto fasse l’ogna brutte.9

 

Oh, cquer che ssia la cura, va bbenone.
Bast’a ddí ssi ppò mejjo esse assistita,
che vviè er medico inzino dell’Urione.10

 

Anzi jjerzera jordinò ddudita
de re-bbarbero11 messo in confusione12
drento un cucchiar d’argento13 d’acquavita.

 

Terni, 28 settembre 1830 - De Pepper tosto

 

 




1 Scheranzia.

2 Ugola.

3 Tonsille.

4 Fracide.

5 Accorciativo di Francesca.

6 Loschi.

7 Febbre.

8 Modo ironico.

9 Pessimo indizio di salute è per le donne l’impallidimento delle unghie, e questa è la prima cosa che osservano.

10 Ciascuno de’ 14 Rioni di Roma ha un medico, un chirurgo e uno speziale, pagati dal governo per l’assistenza gratuita ai poveri; ma la cosa va bene quando non possa proprio andar male.

11 Rabarbaro.

12 In fusione.

13 Quante volte il cucchiaio o altro simile arnese, sia di questo metallo, non si manca di farne menzione anche a scapito della frase e del senso.

 

 






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