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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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94. Er negozziante de spago1

 

Certi ggiorni c’ar Papa je viè a ttajjo2
de scelebbrà3 la tale o ttar funzione,
in sti tempi d’abbissi e rribbejjone4
che lo fanno annisconne5 e mmaggnà llajjo,6

 

conforme che jje porteno er ragguajjo
che Rroma è cquieta e ha stima der cannone,
lui va, sse mette in chicchera,7 e indispone8
le cose nescessarie ar zutravajjo.

 

Ma infilato che ss’è llabbito longo,
si jjaricacchia9 quarchidea de prima,
er vappo10 scerca11 de nnassce un fongo.12

 

Trovato c’ha er protesto,13 allora poi
se vorta14 a un Minentissimo, e jje disce:
«Sor Cardinale mio, fatela voi».

 

marzo 1831

 

 




1 Spago vuol dire «paura».

2 Gli venne a taglio.

3 Di celebrare.

4 Ribellioni.

5 Nascondere.

6 Mangiar l’aglio: invelenire.

7 Mettersi in chicchera: vestirsi in pompa.

8 Dispone.

9 Se gli ripullula.

10 Il millantatore.

11 Cerca.

12 Di far nascere un fungo: suscitare un improvviso pretesto.

13 Pretesto.

14 Si volta.

 

 






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