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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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145. Er galantomo

 

E cquer grugno de scimminivaghezzi1


dell’orzarolo, m’accusò ppe mmiscio!2
Poi ha vvorzuto3 arippezzalla4 er griscio,5
ma li rippezzi ssempre rippezzi.

 

Io l’ho avvisato che nun ce s’avvezzi
a rifamme6 mai ppiú sto bbon uffiscio,
si nun ssotto ar casaccone biscio7
portà le spalle com’e pperi-mezzi.7a

 

Pe mmé nun zo che ggente mai cquelle
che ppòzzi8 arillegralle9 e fajje gola
er ar prossimo suo ste sciampanelle.9a

 

Una cosa perantro me conzola,
che ssi de tante e ppoi tante quarelle10
me n’hanno provo11 dua, grasso che ccola!12

 

Terni, 1 ottobre 1831 - De Pepper tosto

 

 




1 Vedi son…

2 Micio: gatto, ladro.

3 Voluto.

4 Rappezzarla.

5 Nome che si agli orzaruoli.

6 Rifarmi.

7 Bigio.

7a Pesti: colla e stretta come avvezzi.

8 Possa.

9 Rallegrarle.

9a Per «sotterfugi».

10 Querele.

11 Provato.

12 È abbondante, ne avanza.

 

 






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