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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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168. Er pane casareccio

 

Hai fatto er pane in casa1 eh pacchiarotta?2
parla, racchietta3 mia friccicarella.4
Perch’io t’allumo5 ccqui sta bbagattella
de patume6 all’usanza de paggnotta.

 

La pasta smaneggiata viè ppiú jjotta,7
dunque lasseme 8 ’na manatella;9
eppoi fàmme assaggià la sciumachella10
c’hai ’nniscosta llí ggiú ccalla che scotta.

 

Io te do in cammio11 un maritozzo12 fino
de scerta pasta scrocchiarella13 e ttosta
che nun te la darebbe un cascherino.14

 

Sto maritozzo a mmé ccaro me costa,
e tte lo vojjo ssenza un quadrino:15
anzi de ppiú cciabbuscherai la posta.

 

Terni, 4 ottobre 1831 – D’er medemo

 

 




1 Fare il pane in casa, dicesi di una donna che abbia petto abbondante.

2 Donna paffuta.

3 Bella e geniale giovane.

4 Che move l’estro.

5 Ti veggo, ti discopro.

6 Carname.

7 Ghiotta.

8 Lasciami dare.

9 Un colpo di mano.

10 Vedine il senso al Sonetto

11 Cambio.

12 Pasta condita con olio, zucchero, uve passe, finocchi, anaci, e cotta al forno. Vedine il significato, nel nostro caso, al Sonetto

13 Croccante.

14 Garzone di fornaio.

15 Gratis.

 

 






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