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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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183. Er medico

 

Vôi sapé cchi è sto medico dell’oggna,1


ch’io nun faria castracce una castaggna?
È cquer tufo,1a quer fijjo de caroggna,
che vvenne ccqui da Strongoli a ppedaggna,1b

 

Principiò, ppe strappalla,1c a ddà l’assoggna2
a le bbastarde3 de piazza de Spaggna:
poi cor un ciarlatano annò a Bbirboggna
a ffà le paste frolle4 de Raffaggna.5

 

E ppe l’appunto ar fatto de la viggna,
diventato dottore de la Zzuggna,6
era tornato a mmedicà la tiggna.

 

Fu allora che ppe via de la caluggna
che llui diede a la mi’ frebbe maliggna,
te jatturai la bbocca co sta bbruggna.7

 

Terni, 6 ottobre 1831 - D’er medemo

 

 




1 Dell’unghia: medico da nulla.

1a Zotico.

1b A piedi.

1c Procacciare la vita alla meglio.

2 Dar la sugna: blandire, star d’attorno ad alcuno per fini particolari.

3 Specie di cocchio, e figlie di meretrici che avevano asilo e immunità nelle giurisdizioni del Palazzo di Spagna. Da vari anni ne sono state eliminate. Insomma, il nostro dottore faceva in origine il ruffiano.

4 Lavoratore di paste frolle: agire con artificio e malizia.

5 Frode.

6 Parola insignificativa, che sta per «nulla» e si profferisce talora nelle esclamazioni d’impazienza. Oh la zugna!

7 Brugna, per «risposta a proposito».

 

 






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