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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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237. L’uscelletto

 

Sor Maria Battifessa,1 v’ho pportato
un uscelletto d’allevasse2 a mmano,
che lo cacciò mmiMadre da un pantano,
dove Tata3 sciaveva seminato.

 

Nun guardate ch’è cciuco4 e spennacchiato:
lo vederete cressce5 a mmano a mmano.
Anzi allora tienetelo ingabbiato,
perché ssi vvola ve annà llontano.

 

Sin ch’è da nido, fateje carezze:
cerca l’ummido poi, ma nnò lo sguazzo;
e la gabbia la ssenza monnezze.

 

De rimanente è uscello da strapazzo:
e nnaverete le sette allegrezze
fascennolo ruzzà ss’un matarazzo.

 

Roma, 15 novembre 1831 - Der medemo

 

 




1 Badessa.

2 Da allevarsi.

3 Mio padre.

4 Piccolino.

5 Crescere.

 

 






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