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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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316. Le nozze de li sguallerati1

 

Appena er Zor Uticchio e Zzinfarosa,
che ppareveno un par de peracotte,
furno sposati, io fesce co la sposa:2
«Sora Commare, annateve a ffà fotte».3

 

Tre ggiorni appresso poi, doppo la notte
de cuella gran faccenna sbrodolosa,4
vorzi5 sapé si ccome annò lla cosa,
e si er boccio6 poté rregge a le bbotte.

 

E jje disse accusí: «Ssora Commare,
in cuella tar nottata sce fu bbujja?7
Annassivo d’accordo cor Compare?

 

Ar Zor Uticchio je s’arzò la gujja?».
Lei m’arispose allora: «e cche vve pare?
no, ppoveromo: ciafrujja, ciafrujja».8

 

Roma, 27 novembre 1832

 

 




1 Allentati, erniosi: dicesi de’ vecchi.

2 Io dissi alla sposa.

3 Equivoco tra una grossolana ingiuria ordinariamente usata, e la qualità dell’attuale situazione della donna.

4 Brodosa.

5 Volli.

6 Vecchio.

7 Buglia: tumulto.

8 Ciafrugliare: cioè «acciabattare, procacciare alla meglio».

 

 






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