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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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354. Er medemo

[Er terramoto de venardí]

 

C’ha cche ffà er terramoto de Fuligno
co la commedia der teatro Pasce?!1


C’entra come ch’er fischio e la bbammasce2
come la fregna e ’r domminumzuddigno.3

 

E cquì ha rraggione lui Mastro Grespigno,
cuer c’abbotta li fiaschi a la fornasce,
ch’er terramoto è un spirito maligno
che ttanto4 fa cquer che jje pare e ppiasce.

 

Nun ze 5 ppregà Iddio matin’e ggiorno
e annassene la sera a la commedia?
Cuesto che gguasta ar terramoto, un corno?

 

Bella raggion der cazzo! propio bbella!
Perché ar Papa je trittica6 la ssedia
se mette la mordacchia7 a Ppurcinella!

 

19 gennaio 1832 - Der medemo

 

 




1 Correva voce che si dovesse celebrare un triduo di penitenza con sospensione di recite nei teatri di Roma.

2 Bambagia.

3 Domine nun sum dignus.

4 Ad ogni modo.

5 Non si può.

6 Trema. Può anche riguardarsi come allusione politica.

7 Strumento da serrare la lingua.

 

 






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