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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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359. Er ricordo

 

T’aricordi quer prete cajellone1


c’annava pe le case a ffà le scôle,
cor una buttasù2 dde bborgonzone
e cquà ssur canterano3 dubbrasciole?4

 

che sse vedeva co le su’ stajole5
a ’gni morto che ddassi er moccolone?
che annava a ppranzo all’Osteria der Zole,
e nnun spenneva mai mezzo testone?6

 

Bbè’, l’anno trovo jjeri a cquer rampino
che jjarreggeva er Cristo accapalletto,
impiccato pe un laccio ar collarino.

 

E vvacche smania aveva a sto ggiuchetto,
ch’er giorn’avanti, pe rricordo, inzino
ce s’era fatto er nodo ar fazzoletto.

 

20 gennaio 1832 - Der medemo

 

 




1 Messo trascuratamente, malfatto, antico.

2 Abito largo, da indossare su per comodo.

3 Petto.

4 Bragiuole. Qui stanno per quelle facciuole che pendono dal collare ai preti francesi. E così chiamasi pure le simili di lino che veggonsi in petto ai confratelli di Sodalizi, ecc.

5 Gambe lunghe e sottili, come staggi da reti.

6 Il testone è moneta di 3 paoli.

 

 






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