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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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383. La predica

 

Sta domenicar giorno, io cqui co llei,
la sorella de lei e lla cratura
me n’agnede ar Gesù, e mme godei
tutta la spiegazzion de la Scrittura.1

 

Disse er predicatore a la sicura2
c’avanti che nnascessino l’Abbrei
e mmannassino Cristo in zepportura,
c’era un paese tutto de’ Cardèi.3

 

Io però che ssò arquanto Mozzorecchio4
che ssaprebbe trovatte er per nell’ovo,
e infilatte una gujja in un vertecchio,5

 

dico, e ddar accusí nun m’arimovo,
quarmente li Cardei der monnovecchio
se sparzi cqua e llà per monnonovo.

 

27 gennaio 1832 - Der medemo

 

 




1 Costume de’ gesuiti di spiegare la Sacra Scrittura nelle domeniche, dopo vespro.

2 Senza esitare, con franchezza.

3 La Caldea. Caldei diconsi a Roma gl’imbecilli.

4 Cavillatore. Dicesi di certi legulei.

5 L’anello con che si aggrava la parte inferiore del fuso.

 

 






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