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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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439. Er galantomo

 

Nun ce mmica tanto pe ssapello
si ssei un galantomo o un birbaccione.
Senti messa? sei scritto a le missione?1


cuann’è vviggijja, magni er tarantello?

 

a le Madonne je cacci er cappello?
vôi bbene ar Papa? fai le devozzione?2
si ttrovi crosce3 ar muro in d’un portone,
le scompisci, o arinfòderi l’uscello?

 

dichi er zottumprisidio cuanno t’arzi?
tienghi in zaccoccia er zegno der cristiano?4
fai mai la scala-santa5 a ppiedi scarzi?

 

tienghi l’acquasantiera accapalletto?6
Duncue sei galantomo, e ha’ tant’in mano
da ppuro abbozzà7 Ddio bbenedetto.

 

Terni, 11 novembre 1832 - Der medemo

 




1 È in Roma una fratellanza addetta alla predicazione per le pubbliche vie, e per le chiese.

2 Frequenti i sagramenti.

3 Croci. È uso di molti che per salvare da lordure l’interno de’ loro portoni, vi traccino sui muri delle croci, che rispettate o no mal convengono al luogo e al fine.

4 La corona del rosario.

5 Scala creduta del pretorio di Pilato, che si sale in Roma colle ginocchia.

6 A capo al letto.

7 Tacere.

 

 






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