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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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447. La vecchiarella ammalata

 

Gnisempre peggio, pòra1 vecchia nostra:
piú vva avanti, ppiú vva, ppiú sse sconocchia.2
Già er barbozzo3 je tocca le gginocchia,
Bbecc’abbi4 menetà de cuer che mmostra.

 

Cuarcoretta la passa a la conocchia,
e ’r restante der giorno spaternostra.
Pe spirito, héhé!, ppò ffà la ggiostra,
ma ccala a vvista, e ’gni momento scrocchia.5

 

Di’, stanno-santo cuanno l’hai viduta,
nun poteva invidia a le sorelle,
dritta come ’na spada, e cciaccaruta?

 

E in zettanni ggià vva co le stampelle;
e ssibbè cche ddio sa ssi è mmantenuta,
se speralla ar lume: è ossa e ppelle.

 

All’osteria del fosso, 13 novembre 1832, Der medemo

 




1 Povera. Quando si usa, si annette con prestezza alla parola seguente con suono e in caso di compassione e di tenerezza.

2 Si dissove, si scassina.

3 Mento.

4 Benché abbia.

5 Crocchia.

 

 






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