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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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449. La poverella

 

Benefattore mio, che la Madonna
l’accompaggni e lo scampi d’ogni male,
dia quarche ccosa a una povera donna
co ttre ffijji e ’r marito a lo spedale.

 

Me lo ? mme lo ? ddica: eh rrisponna:
ste crature iggnude tal’e cquale
ch’er Bambino la notte de Natale:
dormímo1 sott’un banco a la Ritonna.2

 

Anime sante! se movessi3 un cane
a ppietà! eh armeno4 sce se movi lei,5
me facci prenne6 un bocconcin de pane.

 

Siggnore mio, ma ppropio me lo merito,
sinnò7 davero, nu lo seccherei...
Dio lo conzóli e jje ne renni8 merito.

 

In vettura, dall’osteria del fosso alla Storta,

Der medemo - 13 novembre 1832

 




1 Dormiamo.

2 Qui parlasi di que’ banconi sui quali i pollaioli espongono le loro cose presso la Rotonda, cioè il Panteon.

3 Si movesse.

4 Almeno.

5 Ci si muova.

6 Mi faccia prendere.

7 Se no: altrimenti.

8 Le ne renda.

 

 






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