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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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451. La loggia

 

Ecco. Lui me chiamò, ddisce:1 «Miscelle,2
accetté muà una loggia pe sta sera»;
e io che sso che a cchi cconta bbajocchelle
je ggireno le scigne3 a la testiera,

 

credenno che vvolessi er zor Tullera4
magnà lli fichi ar lume de le stelle,
je prese ar cuinto piano una lendiera
da strada-Felisce a le Zucchelle.5

 

Che vvôi! Come se trova su la loggia,
hai visto ma’ un demonio scatenato?
Me misura un cazzotto e mme l’appoggia.

 

Chiese6 una loggia? io lo portai sur tetto.
Chi vvò annà a la commedia, si’ ammazzato,
ecco com’ha da : «Ccrompa un parchetto».7

 

Roma, 14 novembre 1832 - Der medemo

 




1 Dice.

2 Michel, ecc.

3 Cigne, per «cinghie».

4 Nome di scherno.

5 Due contrade, la seconda delle quali mette capo sulla prima.

6 Dimandò.

7 Compera un palchetto.

 

 






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