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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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487. Papa Leone

 

Prima che Ppapa Ggenga annassi sotto
a ddiventà cquattrossa de presciutto,
se sentiva aripète da pertutto
ch’era mejjo pe nnoi che un ternallotto.

 

Cquer che fasceva lui ggnente era bbrutto,
cuer che ddisceva lui tutto era dotto:1


e ’gni nimmico suo era un frabbutto,
un giacubbino, un ladro, un galeotto.

 

Ma appena che ccrepò, tutt’in un tratto
addiventò cquer Papa bbenedetto
un zomaro, un vorpone, un cazzomatto.

 

E accusí jj’è ssuccesso ar poveretto,
come li sorci cuann’è mmorto er gatto
je fanno su la panza un minuetto.

 

Roma, 25 novembre 1832 - Der medemo

 




1 Dir cose dotte equivale in Roma, in espressione, all’essere dotto.

 

 






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