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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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528. Er decretone1

 

Stamme a ssentí. Da cuarche ssettimana
vado a ppulí le scarpe la matina
a un avocato de strada Bbaccina2
incirconciso3 a ora de campana.4

 

Oh indovinesce un po’, Mmuccio,5 indovina
che ggenio ha sto fijjol d’una puttana:
de vestimmese in coppola e ssottana6
e bbiastimamme in lingua lattarina.7

 

M’aricconta le cause c’ha indifese:8
me parla d’Accimetti9 e dde somario,10
de le lite smorzate e dde l’accese:

 

der Tribbunal de Rota e dder Ficario:11 e ’ggni matina me tierrebbe un mese
cor quietovive12 de sto bber zalario.

 

Roma, dicembre 1832 - Der medemo

 




1 Décrotteur.

2 Contrada di Roma.

3 Circumcirca (modo ironico).

4 La campana delle udienze del foro.

5 Giacomuccio.

6 Berretta e sottana: abito di costume de’ legali in ufficio.

7 Latina (modo ironico).

8 Difese.

9 Monsignor A. C. Met., Auditor Camerae Met. (medesimo): nome turchesco (Acmet) che si a uno de’ prelati giudici della Camera.

10 Sommario.

11 Vicario (ironia).

12 Quieto vivere: nome dato a tuttociò che, gustando altrui, lo fa aderire ad alcunché di amaro.

 

 






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