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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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564. Er bracco rinciunciolito1

 

Raccontateme un po’, ssor faccia-tosta:
da che vve vedo de marcià in zaraca,2
avete armato3 puro4 la lumaca?5
Dite la verità, cquanto ve costa?

 

E cchedè? un scallaletto de tommaca?6
o spidiera?(5) o ccipolla? o ccallarosta?(5)
Ma abbadate, perché cquanno se caca
sti cosi pe annà ggiú ssò ffatti apposta.

 

E a cche vve serve llí cquellaggnusdeo7
cona catena c’aricorda armanco
er zettimo o l’ottavo ggiubbileo?8

 

Storloggio in panza e sta saraca ar fianco
ve llaria d’un scribb’e ffariseo
che vvadi a mmette er bollo ar pane bbianco.

 

Roma, 7 dicembre 1832 - Der medemo

 




1 Il birro rincenciolito: che ha migliorato l’assetto esteriore.

2 Salacca: pesce salato, dicesi anche in derisione delle spade o meglio squarcine.

3 Armare, per «metter su».

4 Pure, enziandio.

5 Tutti nomi derisori che si dànno a un oriuolo di goffa figura.

6 Tombacco.

7 Agnus-dei: piccolo oggetto pensile formato di cera benedetta, e di una mistura in cui si crede entrare per principale parte integrale una terra già bagnata del sangue de’ martiri. Qui sta per «oriuolo», in senso di cosa antica.

8 Ogni pio cristiano non ignora i giubilei, o anni santi, ricorrere in oggi a periodi di 25 in 25 anni.

 

 






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