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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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581. La curiosità

 

Lo sapevo! A l’uscí dde cose nove
ecchete in moto le ggente curiose
a sfeghetasse pe vvedé ste cose
e cconossce er Chi, er cuanno, er come, e ’r dove.

 

Ce n’accorgemo a cciccio1 oggi a le prove
pe ste dutarantelle velenose.2
Tutti vonno sapé cchi le compose:
ma er zor Chi ssannisconne perché ppiove.

 

Si nun ce fussi cqui Ppiazza-Madama,3
gni pettorosso4 che ppatissce er vizzio
conosscerebbe er manico e la lama.

 

Puro,5 si de sto Chi vvonno un innizzio,
si vvonno indovinà ccome se chiama,
lo vadino a ccercà nner frontispizzio.

 

Roma, 9 dicembre 1832 - Der medemo

 




1 A capello, ad unguem.

2 Tarantella velenosa / Pizzica e mozzica e fa ogni cosa. Questo è il costante principio di que’ lunghi e rozzi canti popolari, per lo più goffamente satirici e mordaci, che si dicono perciò tarantelle. A siffatte tarantelle e a’ ritornelli, consistenti in una specie d’epigrammi plebei di tre versi, il primo dei quali contiene sempre il nome d’un fiore, si riduce tutta la poesia propria del volgo romano.

3 Piazza che prende il titolo dell’antico palazzo di Caterina de’ Medici, fabbricato sulle rovine delle terme di Nerone e poi di Alessandro Severo, e divenuto dopo Benedetto xiv residenza del Governatore di Roma, che vi tiene oggidí la generale polizia dello Stato.

4 Il pettirosso è qui un simbolo di curiosità.

5 Purtuttavia.

 

 






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