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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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605. [Er giubbileo]

 

Er giubbileo1 me piasce: e nnun confonno
come li frati er coro e ’r rifettorio.
Lui è bbono a cchi ttribbola in ner monno
e a cchi sta ttribbolanno in purgatorio.

 

Io però ddico che ppapa Grigorio
doveva la tasta un po’ ppiú a ffonno;
perché, ccazzo, sto Deusinaddiutorio
nun è a Rromaer primoer ziconno.

 

Chi ccampa co le mmaschere, fratello,
sto ggiubbileo nun ha da dillo un furto,
un’invenzion der diavolo, un fraggello?

 

Si stanno er carnovale fussi longo,
bbuggiarà er giubbileo:2 ma è ttanto curto!
Bbasta, speramo che cce naschi un fongo.3

 

Roma, 13 dicembre 1832 - Der medemo

 




1 Questo tesoro spirituale colpì il finire dell’anno 1832 e il cominciare del 1833.

2 A la buon’ora il giubileo.

3 Cioè: «che ci nasca di mezzo un accidente impensato, come i funghi sorgono dove non si aspettano».

 

 






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