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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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659. La gabbella der vino

 

L’entrata1 c’hanno messo a le cupelle2
ve lo dich’io ch’edè: ttutto un ripicco3
der Tesoriere, perché nun c’è er micco4
che jje aggratis da rempí la pelle.

 

Ma ssi sto grillo in testa io me lo ficco,
lui da nun ce pijja bbaiocchelle:5
ché a la fine er Governo è ttanto ricco
da fregasse de tutte le gabbelle.

 

Se sa, vvanno a pportà ste grazzianate6
a li piedi der Papa, e ’r Papa appizza,7
perché li strozzi nun mmai sassate.

 

Er Papa è un cane avanti de ’na pizza:
si sse la maggna, con chi la pijjate?
O ccor cane, o cco cquello che l’attizza.

 

Roma, 24 dicembre 1832 - Der medemo

 




1 Dazio d’ingresso.

2 La cuppella è vaso di legno, frazione di un barile.

3 Rappresaglia, picca.

4 Lo stolido.

5 Danari in genere.

6 Suggestioni onde rendersi accetto.

7 Appizzare: farsi avanti, accedere.

 

 






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