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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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682. Li richiami

 

Strilleno le province tutte cuante
ch’er zor Papa, a l’impieghi, arza la feccia;
e ’r zor Papa fa orecchia da mercante,1


e llassa pivolà2 lla crapareccia.3

 

Va bbeccoggni Prelato oggi è ggargante,4
ma è ppuro gran faccenna penzareccia5
de trovà un prete che nnun zii bbirbante.
Tempo de caristia, pane de veccia.6

 

Ecchete7 poi perché nnoi poverelli
ciavemo da iggnottí8 ttutti sti cardi,
ch’er zor Papa poteva prevedelli.

 

li vorebbe ppassi gajjardi:
ma ssó ccastell’in aria sti castelli.
Farà un buscio nell’acqua:9 è ttroppo tardi.

 

Roma, 28 dicembre 1832 - Der medemo

 




1 Non bada: proverbio.

2 Pivolare: per «querelarsi, gidare».

3 Caprareccia: gregge di capre, il nome della quali si qui a genti spregevoli.

4 Ribaldo.

5 Faccenda da dar pensiero.

6 Proverbio.

7 Eccoti.

8 Ci abbiamo da inghiottire.

9 Proverbio.

 

 






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